A grande richiesta (di ankou e quadrilatero), ecco a voi la seconda e ultima parte di “cronaca di un disastro mancato”…enjoy!
Non faccio in tempo a preoccuparmi che arriva come una fucilata:
“Mi parla dell’ozonolisi di un alchene?”
“Benissimo!” gli faccio, come se non aspettassi altro.
Benissimo mica tanto. E’ una reazione lunga, si formano e si disfano prodotti. Dipende poi da cosa aggiungo a fine reazione.
Ma mica posso farmi vedere incerto, Lui fiuta la paura. Come i cani.
Gli piazzo un alchene generico, sopra ci metto l’ozono, ma non come lo vuole lui.
“Mmmsi, l’ozono però non conviene scriverlo così…”
Non così?? E come lo vuole scritto? Sono tre ossigeni legati insieme, c’è poco da cambiare, oddio che faccio?
Mentre il panico si impossessa di me, con mano tremante afferro la cimosa e comincio a cancellare i legami tra gli ossigeni per riorganizzarli. Ripeterò quest’operazione altre tre volte, in preda a confusione totale.
“No no ma cosa fa? L’aveva scritto bene, in realtà, poteva andare anche così…”
E me lo dice adesso? Ma che vuole, dove vuole andare a parare? In che ginepraio mi trovo?
“Ma che tipo di reazione è questa?”
“Ehm si, insomma, dovrebbe trattarsi uhm di un tipo di ehm cicloaddizione 1,3 dipolare??”- lo scruto speranzoso.
“Esatto - annuisce vigorosamente - e quindi? Qual’è l’altra forma limite dell’ozono?”
Ho capito! (Scrivo)
“Ooooh, ecco, così…”
Sollevato, passo a descrivere il primo stadio di reazione, sentendomi un idiota per l’incredibile figura di merda fatta sull’ozono. Certo però che Lui, se mi avesse lasciato fare come dicevo io senza rompere sulla forma limite…
L’uditorio tace, attonito.
Il primo intermedio file via liscio liscio, scrivo il secondo. Flash. Mi gratto la testa mentre fisso la lavagna, “così non va, c’è qualcosa che non torna!”
“Certo che non torna, si è dimenticato di scrivere un carbonio!
Lo aggiungo subito con aria esperta, dopodiché lo sbrano grazie alla mia assoluta padronanza del termine di reazione: cosa aggiungere per ottenere cosa, so tutto ed è come prima, parlo e disegno, sono più forte io.
“Bene, basta così, ce l’ha il libretto? Uscite tutti!”
Fuori dalla porta, aspettando il voto sono pacche sulla spalla, congratulazioni, commenti addirittura ammirati. Mi tocca schernirmi, minimizzare l’accaduto mentre il mio ego si espande fiero e forzuto per tutto il Dipartimento di Chimica.
L’orribile assistente, una signora dall’aspetto e dall’abbigliamento imbarazzanti mi fa cenno di rientrare.
“Ecco a lei, arrivederci!”- mi sorride addirittura allungandomi il libretto.
Cinguettante e felice me la batto, fischiettando per le scale “Let’s face the music and dance” nell’interpretazione di Fred Astaire. In una giornata di sole, nessuno può bocciarmi.